Previdenza

Fondo pensione dopo i 50 anni: conviene ancora?

Dopo i 50 anni il motivo principale per versare nel fondo pensione è la deduzione fiscale. I conti al netto dell'imposta in uscita, quattro falsi miti e le novità in vigore dal 31 ottobre 2026.

In sintesi

  • Sì, anche dopo i 50 anni il fondo pensione conviene, soprattutto per la deduzione: chi versa 5.300 € l'anno con un'aliquota del 33% risparmia 1.749 € di IRPEF ogni anno, e su capitale e rendita paga al massimo il 15%.
  • Cambiare fondo non costa imposte e non azzera gli anni di adesione; dal 31 ottobre 2026, dopo due anni nel fondo, il contributo del datore di lavoro ti segue anche nel nuovo fondo.
  • Spesso la mossa giusta non è cambiare fondo ma comparto: a 65 anni la vita attesa è di altri 20-23 anni, quindi passare tutto al garantito a 55 anni può essere troppo prudente.

Falso mito 1: "Dopo i 50 anni è troppo tardi"

L'interesse composto ha bisogno di tempo, è vero: chi inizia a 30 anni ha un vantaggio che a 55 non si recupera (ne parliamo in previdenza complementare: perché iniziare a 30 anni). Ma dopo i 50 anni il motivo principale per versare è un altro, e non dipende dai mercati: la deduzione fiscale.

Dal 2026 i versamenti al fondo pensione si deducono dal reddito fino a 5.300 € l'anno (D.Lgs. 252/2005, art. 8, comma 4, come modificato dalla Legge di Bilancio 2026). Ogni euro versato ti restituisce subito l'IRPEF alla tua aliquota marginale: dal 2026 il 23% fino a 28.000 € di reddito, il 33% fino a 50.000 €, il 43% oltre (TUIR, art. 11).

La deduzione però non è tutta guadagno: al momento della pensione, sulla parte dedotta paghi un'imposta del 15%, che scende fino al 9% con gli anni di adesione. Chi si iscrive oggi a 55 anni ne avrà 12 a 67 anni, quindi paga il 15%. Ecco il conto completo, al netto di quell'imposta.

Risparmio fiscale versando 5.300 € l'anno fino alla pensione, al netto dell'imposta del 15% in uscita
Aliquota marginaleRisparmio ogni anno10 anni: risparmio / netto12 anni: risparmio / netto15 anni: risparmio / netto
23% (reddito fino a 28.000 €)1.219 €12.190 € / 4.240 €14.628 € / 5.088 €18.285 € / 6.360 €
33% (da 28.000 a 50.000 €)1.749 €17.490 € / 9.540 €20.988 € / 11.448 €26.235 € / 14.310 €
43% (oltre 50.000 €)2.279 €22.790 € / 14.840 €27.348 € / 17.808 €34.185 € / 22.260 €

Come si legge: il risparmio è 5.300 € per l'aliquota per gli anni; il netto toglie il 15% di imposta sui versamenti dedotti (5.300 € per gli anni). Nessun rendimento è incluso: è il vantaggio che resta anche se il fondo rendesse zero. Chi è iscritto da molti anni paga in uscita meno del 15%, e il netto cresce. Il risparmio reale è di solito un po' più alto, per le addizionali regionali e comunali e, per i dipendenti fra 28.000 e 50.000 €, per le detrazioni che salgono quando il reddito imponibile scende: il simulatore del vantaggio fiscale fa il calcolo esatto sul tuo reddito.

Due condizioni: serve un reddito su cui pagare IRPEF, altrimenti non c'è nulla da dedurre; e il versamento conta per l'anno in cui lo fai, quindi entro il 31 dicembre.

Quanto pagherai di imposta sulla prestazione?

La prestazione pensionistica è tassata al 15%, ridotto di 0,30 punti per ogni anno di adesione oltre il quindicesimo, fino al 9% dopo 35 anni (D.Lgs. 252/2005, art. 11, comma 6). L'imposta si applica sui versamenti dedotti e sul TFR, non sui rendimenti, che il fondo ha già tassato anno per anno.

Dal 31 ottobre 2026 c'è anche una forma nuova, l'erogazione frazionata del capitale in almeno cinque anni. Attenzione: ha una tassazione propria, più alta, che parte dal 20% e scende di 0,25 punti l'anno fino al 15% (art. 11, comma 6-ter).

Imposta sulla prestazione per anni di adesione
Anni di adesione al pensionamentoCapitale, rendita vitalizia, rendita a durata definita, RITAErogazione frazionata (dal 31/10/2026)
15 o meno15,0%20,0%
2013,5%18,75%
2512,0%17,5%
3010,5%16,25%
35 o più9,0%15,0%

Per un confronto, il TFR lasciato in azienda è tassato con l'aliquota media degli ultimi anni di reddito, che di solito parte dal 23% (ne parliamo in TFR in azienda o nel fondo pensione).

Contano gli anni di partecipazione, non quelli in cui hai versato: valgono anche gli anni passati in un altro fondo da cui ti sei trasferito, purché tu non abbia riscattato tutta la posizione (art. 11, comma 9). Se sei iscritto da prima del 2007, gli anni precedenti contano al massimo per quindici, e la parte accumulata fino al 2006 segue le regole fiscali di allora (art. 23, comma 5).

Falso mito 2: "Se cambio fondo perdo gli anni e pago le tasse"

No. Dopo due anni di partecipazione puoi trasferire l'intera posizione a un altro fondo, e il trasferimento è esente da ogni onere fiscale (D.Lgs. 252/2005, art. 14, commi 6 e 7). Gli anni di adesione maturati nel vecchio fondo restano tuoi e continuano a ridurre l'imposta finale. Il fondo di partenza ha al massimo sei mesi per completare l'operazione (comma 8).

Falso mito 3: "Se lascio il fondo negoziale perdo il contributo del datore"

Era vero fino al 30 ottobre 2026: il contributo dell'azienda andava solo al fondo previsto dal contratto collettivo. Dal 31 ottobre 2026, se trasferisci la posizione dopo almeno due anni, hai diritto a far versare TFR e contributo del datore al fondo che hai scelto: la Legge di Bilancio 2026 ha tolto il rinvio ai limiti dei contratti collettivi (art. 14, comma 6, in vigore da quella data per l'art. 1, comma 202, della legge 199/2025, come modificato nel 2026).

Questo non significa che spostarsi convenga sempre. Il fondo negoziale resta in media il più economico, e la regola è appena entrata in vigore: le procedure operative di fondi e aziende si stanno ancora adeguando. Prima di firmare, chiedi per scritto al fondo di arrivo e al tuo ufficio del personale come verrà versato il contributo. Puoi stimare quanto vale il contributo del tuo contratto con il simulatore dei contributi ai fondi negoziali e confrontare le due strade con quello fondo negoziale o fondo aperto.

Quanto pesano i costi su 10-15 anni?

Meno che su 35, ma non poco. Secondo la COVIP, l'Indicatore sintetico dei costi (ISC) su dieci anni è in media dello 0,47% nei fondi negoziali, dell'1,36% nei fondi aperti e del 2,17% nei piani individuali (PIP).

Un esempio con ipotesi dichiarate: 5.300 € l'anno per 12 anni e un rendimento lordo del 3% annuo, da cui togliamo il costo come se fosse fisso ogni anno. Con un costo dello 0,47% arrivi a circa 75.100 €, con il 2,17% a circa 67.100 €: circa 8.000 € di differenza, quasi quanto il vantaggio fiscale netto a un'aliquota del 23%. Su 35 anni la COVIP stima che un costo più basso dell'1% l'anno porti a una prestazione più alta del 18-20%. I rendimenti passati e ipotetici non garantiscono quelli futuri.

L'ISC del tuo fondo è nella sua Scheda dei costi; il comparatore della COVIP li mette a confronto.

Falso mito 4: "Vicino alla pensione è meglio passare tutto al garantito"

Il garantito protegge dalle oscillazioni, ma ha un costo nascosto: l'inflazione. Dal 2015 al 2025 i comparti garantiti dei fondi negoziali hanno reso in media lo 0,7% l'anno al netto di costi e tasse, contro un'inflazione del 2,0% e un TFR rivalutato del 2,5% (COVIP, dati statistici dicembre 2025, tav. 4). In dieci anni, a quel ritmo, il potere d'acquisto del capitale scende di circa il 12%.

E i soldi non servono tutti il giorno della pensione. Secondo le tavole di mortalità ISTAT (stime 2025), a 65 anni un uomo ha davanti in media altri 20 anni di vita e una donna 22,8. Per chi ha 55 anni oggi, una parte del capitale deve durare 30 anni o più.

Per questo la scelta di solito non è tutto o niente, ma un passaggio graduale: molti fondi offrono percorsi a ciclo di vita che riducono le azioni con l'età, e dal 2026 la legge li prevede come destinazione delle adesioni automatiche (D.Lgs. 252/2005, art. 8, comma 9). Cambiare comparto all'interno dello stesso fondo è possibile nei tempi previsti dal regolamento e, come il trasferimento, non costa imposte. Il simulatore del ciclo di vita ti aiuta a dividere gli obiettivi per orizzonte: quello che ti serve entro 5 anni, fra 5 e 15, oltre 15.

Se ti iscrivi a 62 o 63 anni, fai in tempo?

Per la prestazione pensionistica servono i requisiti della pensione pubblica e almeno cinque anni di partecipazione al fondo (art. 11, comma 2). Chi si iscrive a 63 anni e va in pensione a 67 non li ha ancora.

La legge però permette di continuare a versare anche dopo l'età della pensione, se alla data del pensionamento hai almeno un anno di contribuzione al fondo, e di scegliere tu quando chiedere la prestazione (art. 8, comma 11). Nel frattempo continui a dedurre i versamenti, perché anche la pensione è reddito soggetto a IRPEF.

Quanto potrai ritirare in capitale?

Al massimo il 50% della posizione; il resto diventa rendita. Se però la rendita ottenuta dal 70% della posizione è inferiore alla metà dell'assegno sociale, puoi ritirare tutto (art. 11, comma 3). Nel 2026 l'assegno sociale vale 546,24 € al mese, 7.101,12 € l'anno (INPS, circolare 153/2025, allegato 2). Con i coefficienti di conversione del nostro simulatore del capitale riscattabile, la soglia a 67 anni è di circa 109.000 €: sotto, si può ritirare tutto in capitale. I coefficienti effettivi li fissa ciascun fondo.

Avrai letto che dal 2026 si poteva prendere il 60% in capitale. La Legge di Bilancio 2026 lo prevedeva, ma il decreto legge 62/2026, convertito dalla legge 112/2026, ha riportato il limite al 50% prima che la novità entrasse in vigore il 1° luglio.

Le novità rimaste riguardano la parte non ritirata in capitale: oltre alla rendita vitalizia puoi scegliere una rendita a durata definita, calcolata sulla vita attesa residua secondo l'ISTAT, prelievi liberi entro quel limite, oppure l'erogazione frazionata in almeno cinque anni, tassata di più. Se ti sei iscritto entro il 28 aprile 1993 a un fondo già istituito il 15 novembre 1992 (entrata in vigore della legge 421/1992), sei un "vecchio iscritto" e hai regole tue, fra cui la possibilità di chiedere tutto in capitale (art. 23, comma 7). Come scegliere fra capitale, rendita e fondo lasciato aperto lo spieghiamo in finalmente in pensione: cosa fare del fondo pensione.

Si può usare il fondo prima della pensione?

Sì, con la RITA, la rendita integrativa temporanea anticipata (art. 11, commi 4 e 4-bis). La puoi chiedere in due casi:

  • hai smesso di lavorare, ti mancano al massimo 5 anni alla pensione di vecchiaia e hai almeno 20 anni di contributi obbligatori;
  • sei senza lavoro da più di 24 mesi e ti mancano al massimo 10 anni alla pensione di vecchiaia.

Il fondo ti paga a rate, fino alla pensione, la parte di posizione che chiedi, ed è tassata dal 15% al 9% anche sulla parte che altrimenti pagherebbe di più (comma 4-ter). Nel 2025 i fondi hanno pagato circa 2,8 miliardi di euro di RITA (COVIP). Il simulatore del vantaggio fiscale della RITA confronta l'imposta con e senza.

Ci sono poi le anticipazioni per spese sanitarie, casa e altre esigenze, con regole e imposte diverse: le trovi in il fondo pensione è bloccato? Quando puoi ritirare i soldi.

Cosa controllare prima di decidere?

  1. La tua aliquota marginale e il reddito degli anni che mancano: sono loro a dire quanto vale la deduzione.
  2. Da quanti anni sei iscritto, sommando i fondi da cui ti sei trasferito: fissano l'imposta finale.
  3. L'ISC del tuo fondo contro quello del fondo che stai valutando.
  4. Se sei dipendente, il contributo del datore previsto dal tuo contratto e come verrà versato dopo un trasferimento.
  5. Il comparto, guardando agli anni in cui userai i soldi, non solo alla data della pensione.
  6. Se sei un vecchio iscritto, chiedi al fondo cosa cambia per te prima di trasferirti.

Glossario

  • Deduzione: la somma che si sottrae dal reddito prima di calcolare l'IRPEF; vale quanto l'aliquota marginale applicata a quella somma.
  • Aliquota marginale: l'aliquota IRPEF dello scaglione più alto in cui cade il tuo reddito; nel 2026 è il 23%, il 33% o il 43%.
  • Anni di partecipazione: gli anni di iscrizione a forme di previdenza complementare, anche senza versamenti, esclusi quelli chiusi con un riscatto totale.
  • ISC (Indicatore sintetico dei costi): il costo annuo di un fondo in percentuale della posizione, calcolato dalla COVIP su ipotesi standard per rendere confrontabili i fondi.
  • Comparto (linea di investimento): il modo in cui il fondo investe i tuoi soldi, dal garantito all'azionario; un percorso a ciclo di vita li cambia in automatico con l'età.
  • RITA (Rendita integrativa temporanea anticipata): la possibilità di ricevere a rate la posizione del fondo prima della pensione, con tassazione agevolata.
  • Assegno sociale: la prestazione dell'INPS per chi ha più di 67 anni e redditi bassi; la legge lo usa come metro per decidere quando si può ritirare tutto in capitale.
  • Vecchio iscritto: chi era iscritto, entro il 28 aprile 1993, a un fondo pensione già esistente a fine 1992; ha regole proprie sul capitale e sulla tassazione.

Fonti

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