Previdenza

Finalmente in pensione: il tuo fondo non deve andare in pensione con te

Al momento del pensionamento non c'è un'unica opzione: capitale, rendita o fondo lasciato aperto sono tre strade diverse, ognuna con i suoi vantaggi.

In sintesi

  • Se il montante è sotto una certa soglia si può ritirare tutto il capitale in un'unica soluzione; oltre, si può prelevare al massimo il 50% e il resto va convertito in rendita.
  • La rendita trasforma il capitale in un assegno periodico, con diverse opzioni (vitalizia, reversibile, certa per 5-10 anni, con restituzione del capitale residuo) che bilanciano importo e garanzie per i propri cari.
  • La terza via, spesso sconosciuta, è lasciare il fondo aperto anche dopo il pensionamento: benefici fiscali continui, deduzioni ancora attive e più flessibilità sui tempi di liquidazione.

Qualche giorno fa, un cliente ci ha chiamato entusiasta: "Finalmente vado in pensione! Adesso prendo tutto il capitale del fondo e me lo godo", convinto che liquidare tutto fosse l'unica opzione. In realtà, quando si va in pensione ci sono tre strade completamente diverse, ognuna con i suoi vantaggi. E molti, come lui, non sanno nemmeno che queste scelte esistono.

Conviene incassare tutto il capitale in un'unica soluzione?

Quando si pensa al proprio fondo pensione, viene naturale immaginare un bel gruzzolo da ritirare tutto insieme. Dipende. Se il montante è ridotto, si può prelevare tutto al 100% in un'unica soluzione — in pratica parliamo di capitali sotto i 100 mila euro, ma la cifra esatta dipende dall'età e dal momento del riscatto. Se invece si è accumulato di più, scatta il limite: si può prelevare al massimo il 50% della somma totale in capitale, mentre l'altra metà deve obbligatoriamente essere convertita in rendita.

Il vantaggio del capitale intero è evidente: liquidità immediata per ristrutturare casa, aiutare i figli o sentirsi più tranquilli. Il rovescio della medaglia: una volta chiuso il fondo pensione, si perde il diritto ai benefici fiscali sul reddito IRPEF e al regime agevolato (12,5% sui titoli di Stato, 20% sugli altri strumenti contro il 26% degli investimenti ordinari).

Che cos'è la rendita, e a chi conviene?

L'alternativa al capitale è la rendita, una specie di seconda pensione che integra quella pubblica: in pratica si trasforma il montante in un assegno mensile. Per quanto tempo? Dipende. Il capitale viene moltiplicato per un coefficiente di conversione che tiene conto di età, sesso e aspettativa di vita: più si è giovani al momento del pensionamento, più basso sarà l'importo mensile — perché statisticamente lo si riceverà per più anni; più si è anziani, più alta sarà la rata.

Le tipologie di rendita sono diverse e si può scegliere quella più adatta:

  • Vitalizia semplice: l'assegno arriva finché si è in vita, poi si estingue.
  • Reversibile: alla morte del titolare, passa (tutta o in parte) a una persona designata.
  • Certa per 5 o 10 anni: garantisce il pagamento per un numero minimo di anni anche agli eredi in caso di decesso anticipato.
  • Con restituzione del capitale residuo: in caso di decesso, i beneficiari ricevono quanto rimane del capitale originario.

Ogni opzione ha un rovescio della medaglia: maggiori garanzie per i propri cari significano un assegno mensile più basso. La rendita risulta particolarmente utile per chi non ha accumulato una buona pensione pubblica ma ha risparmiato molto nel fondo pensione: in questo caso avere un assegno garantito a vita può fare una differenza enorme sul tenore di vita.

La terza via: lasciare il fondo aperto

Ed eccoci alla terza via, quella che pochissimi conoscono: lasciare il fondo aperto anche dopo il pensionamento. Non liquidare (o non liquidare del tutto), non convertire, semplicemente aspettare. Per farlo serve almeno un anno di contribuzione al momento del pensionamento; se questo requisito è rispettato, si può mantenere la posizione attiva quanto si vuole.

Perché considerare questa opzione? I motivi sono concreti:

  • Vantaggi fiscali continui: i rendimenti del fondo restano tassati al 12,5% per i titoli di Stato e al 20% per gli altri strumenti, contro il 26% degli investimenti tradizionali. Il capitale continua a crescere in modo fiscalmente efficiente.
  • Deduzioni ancora attive: si possono ancora versare contributi volontari e dedurre fino a 5.300 euro all'anno dal reddito imponibile — vale la pena ricordare che tutti i pensionati hanno reddito IRPEF.
  • Tassazione finale più bassa: ogni anno in più dopo il quindicesimo riduce la tassazione finale dello 0,30%, fino al minimo del 9%. Aspettando 5 anni in più, si risparmia un altro 1,5% sulla prestazione.
  • Flessibilità di mercato: se il pensionamento arriva durante una crisi finanziaria, aspettare permette di non liquidare nel momento peggiore, scegliendo quando prelevare.

Questa strategia funziona bene per chi ha altre fonti di reddito (affitti, consulenze, pensione pubblica) e non ha necessità immediate di liquidità. Il fondo diventa una riserva strategica che matura in modo efficiente.

Come scegliere fra le tre strade?

Non esiste una risposta giusta per tutti. Dipende dalla situazione personale: ci sono altre entrate? Serve liquidità? Si vuole tutelare il coniuge? Come va la salute? Quello che vale la pena sapere è che non bisogna decidere subito: si può lasciare il fondo aperto e scegliere quando è il momento giusto. E le opzioni si possono anche combinare — ad esempio 50% capitale e 50% rendita.

La prossima volta che qualcuno dice "finalmente in pensione, chiudo tutto", si può sempre rispondere: "Io invece lo tengo aperto: continua a lavorare per me." Se vuoi approfondire quale strategia si adatta meglio alla tua situazione personale, siamo qui per ragionarci insieme. Nessuna fretta, nessuna pressione: solo una conversazione per capire cosa ha senso per te.

Glossario

  • Rendita vitalizia: è una prestazione che trasforma il capitale in un assegno periodico (mensile, trimestrale o annuale) ricevuto per tutta la vita. L'importo si calcola in base a quanto è stato accumulato e all'aspettativa di vita. Esempio: con 100.000 euro a 67 anni, si potrebbero ricevere circa 350-400 euro al mese finché si è in vita.
  • Assegno sociale: è una prestazione economica dell'INPS per cittadini in condizioni economiche disagiate. Per il 2025 vale circa 538 euro al mese. Viene usato come parametro per stabilire se si può prelevare tutto il capitale del fondo pensione o se occorre convertirne una parte in rendita: sotto certe soglie di capitale (circa 80-90mila euro), c'è libertà totale.
  • Coefficiente di conversione: è il numero che trasforma il capitale in rendita mensile, calcolato dalle compagnie assicurative in base a età, sesso e aspettativa di vita della popolazione italiana. Più si è giovani, più basso è il coefficiente (perché la rendita andrà erogata per più anni); più si è anziani, più alto è. Esempio pratico: a 65 anni il coefficiente potrebbe essere 0,065, quindi 100.000 € × 0,065 = 6.500 euro di rendita annua, circa 540 euro al mese.
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