Che cos'è il TFR, e perché questa scelta conta?
Il Trattamento di Fine Rapporto è la quota di retribuzione — il 6,91% del lordo annuo, all'incirca una mensilità — che il datore di lavoro mette da parte per te e ti liquida quando il rapporto di lavoro finisce. Ogni lavoratore dipendente decide dove farla confluire: lasciarla in azienda o destinarla alla previdenza complementare.
La decisione va presa entro sei mesi dall'assunzione. Se non la prendi, la prende il silenzio-assenso al posto tuo e il TFR viene destinato al fondo previsto dal contratto collettivo. Vale la pena affrontarla per due ragioni: riguarda una somma che nell'arco di una carriera arriva facilmente a sei cifre, e non è simmetrica. Il TFR destinato a un fondo pensione non torna indietro.
Cosa succede se il TFR resta in azienda?
Il capitale si rivaluta ogni anno secondo una formula fissata per legge: 1,5% fisso più il 75% dell'inflazione. Quando l'inflazione è bassa la crescita è molto contenuta; quando è alta, la formula ne recupera solo tre quarti. È prevedibile, ed è il suo pregio: protegge in modo parziale ma non oscilla.
Alla liquidazione si applica la tassazione separata, con un'aliquota calcolata sulla media dei redditi degli ultimi anni che di norma parte dal 23%. C'è poi un punto che sfugge spesso: nelle aziende sopra una certa soglia di dipendenti il TFR non resta comunque in azienda, ma confluisce mensilmente al Fondo di Tesoreria gestito dall'INPS. Dal 2026 questa soglia non è più fissa: si verifica ogni anno sulla media dei dipendenti dell'anno precedente ed è già scritto un percorso di abbassamento graduale — 60 dipendenti dal 2026, 50 dal 2028, 40 dal 2032. In quel caso l'argomento «così resta a disposizione della mia impresa» non si applica.
Che cosa cambia nel fondo pensione?
Lo stesso flusso viene investito su un comparto che scegli tu, dal più prudente al più dinamico, in funzione di quanti anni mancano alla pensione. Il rendimento non è garantito, ma su orizzonti lunghi è il motivo per cui la previdenza complementare esiste.
Il vantaggio più sottovalutato però è fiscale. La prestazione finale è tassata al 15%, con una riduzione dello 0,30% per ogni anno di adesione oltre il quindicesimo, fino a un minimo del 9%. Confrontata con il 23% di partenza del TFR in azienda, su una carriera lunga è la voce che pesa di più — più del rendimento stesso.
Resta infine il contributo del datore di lavoro: molti contratti collettivi prevedono che, se il lavoratore versa una quota al fondo, anche l'azienda versi la sua. È retribuzione aggiuntiva a cui si rinuncia restando fermi.