Perché il TFR è una voce che cresce da sola?
Ogni anno accantoni per ciascun dipendente il 6,91% della retribuzione lorda. Finché il rapporto prosegue quella somma resta iscritta in bilancio come fondo TFR, cioè come debito verso il personale. Fin qui è retribuzione differita: la pagheresti comunque.
Il punto che pesa è un altro. Ogni anno il fondo va rivalutato dell'1,5% fisso più il 75% dell'inflazione, e quella rivalutazione è un costo dell'impresa, non del dipendente. A questo si aggiunge l'imposta sostitutiva del 17% che l'azienda versa proprio sulla rivalutazione. Sono due voci che, quando l'inflazione sale, salgono insieme a lei — su un fondo consistente e su più esercizi la differenza si vede.
Cosa cambia con la soglia del Fondo di Tesoreria?
È il punto più spesso frainteso, e dal 2026 è anche cambiato. Fino al 31 dicembre 2025 la soglia era fissa a 50 dipendenti, calcolata in modo diverso secondo la data di costituzione dell'azienda. Dal 1° gennaio 2026 il criterio è dinamico: la dimensione aziendale si verifica ogni anno sulla media dei dipendenti dell'anno solare precedente, e se la soglia viene superata l'obbligo scatta dall'anno successivo. La soglia stessa scende per legge nel tempo: almeno 60 dipendenti dal 2026, almeno 50 dal 2028, almeno 40 dal 2032. Superata la soglia in vigore, il TFR non resta in azienda: va versato mensilmente al Fondo di Tesoreria gestito dall'INPS. Viene così a mancare il fondamento dell'argomento più diffuso a favore della permanenza, quello secondo cui il TFR resterebbe liquidità a disposizione dell'impresa. Gli obblighi di calcolo e di versamento restano, la disponibilità del denaro no.
Quali leve fiscali si aprono con la previdenza complementare?
Sul TFR conferito a forme pensionistiche complementari l'impresa deduce dal reddito una quota dell'ammontare conferito — il 4%, che sale al 6% per le imprese con meno di 50 dipendenti — e ottiene un esonero parziale dal contributo al Fondo di Garanzia e da alcuni oneri impropri. Sulle quote conferite, inoltre, viene meno la rivalutazione a carico dell'azienda.
La destinazione resta però una scelta del singolo lavoratore: l'azienda non la decide. Quello su cui puoi incidere è l'informazione che metti a disposizione e l'eventuale contributo aziendale al fondo, che è una leva tua e pesa su attrattività e fidelizzazione.