Che cos'è il trattamento di fine mandato?
È un'indennità che la società riconosce all'amministratore quando l'incarico finisce, come il TFR per un dipendente. Ma il TFR lo impone la legge, il TFM no: esiste solo se i soci lo decidono, e nella misura che decidono. Per l'amministratore è un compenso differito: una parte resta in azienda e arriva a fine mandato, tutta insieme.
La legge lo regola dal lato fiscale, con due articoli del testo unico delle imposte sui redditi (TUIR):
- l'articolo 17, comma 1, lettera c) applica al TFM la tassazione separata, se il diritto all'indennità risulta da un atto di data certa anteriore all'inizio del rapporto;
- l'articolo 105, comma 4 permette alla società di dedurre gli accantonamenti anno per anno, come fa con il TFR dei dipendenti.
Oltre 1.000.000 € la tassazione separata non si applica: la parte eccedente si somma agli altri redditi dell'anno (decreto legge 201/2011, art. 24, comma 31).
Cosa cambia con il nuovo testo unico del 2027?
Cambiano i numeri degli articoli, non le regole. Dal 1° gennaio 2027 il TUIR del 1986 è sostituito dal nuovo testo unico delle imposte sui redditi (decreto legislativo 117/2026), che riordina le norme senza cambiarne il contenuto:
| Regola | TUIR in vigore fino al 31/12/2026 | Nuovo testo unico dal 1/1/2027 |
|---|---|---|
| Tassazione separata e data certa | art. 17, c. 1, lett. c) | art. 19, c. 1, lett. c) |
| Come si calcola l'aliquota | art. 21 | art. 23 |
| Tetto di 1.000.000 € | DL 201/2011, art. 24, c. 31 | art. 19, c. 4 |
| Compensi dedotti quando si pagano | art. 95, c. 5 | art. 104, c. 7 |
| Accantonamenti TFM dedotti per competenza | art. 105, c. 4 | art. 114, c. 5 |
Perché la società può dedurre il TFM ogni anno?
Perché la legge equipara l'accantonamento per il TFM a quello per il TFR. I compensi degli amministratori si deducono nell'anno in cui sono pagati (TUIR, art. 95, comma 5); gli accantonamenti al fondo TFM, invece, si deducono nell'anno in cui maturano, anche se il pagamento arriverà fra dieci anni (art. 105, comma 4).
C'è una condizione, e l'Agenzia delle Entrate la legge in modo rigoroso dal 2008. Con la risoluzione 211/E del 22 maggio 2008 ha chiarito che il rinvio dell'articolo 105 all'articolo 17 vale solo per i TFM che risultano da un atto di data certa anteriore all'inizio del rapporto. Senza quell'atto, il costo si deduce solo nell'anno in cui l'indennità viene pagata.
La Cassazione ha aggiunto un secondo requisito: l'atto deve indicare anche l'importo, o il criterio per calcolarlo (ordinanze 26431/2018 e 16354/2025). Una delibera che dice soltanto "all'amministratore spetta un TFM" non basta.
Ai fini IRAP, in una società di capitali, né il compenso né il TFM dell'amministratore si deducono (decreto legislativo 446/1997, art. 11, comma 1, lettera b, n. 3): l'IRAP non cambia, qualunque strada si scelga.
TFM o compenso in più: quanto resta all'amministratore?
Prendiamo una SRL con un amministratore unico che riceve 60.000 € l'anno di compenso. La società decide di accantonare un TFM pari a un tredicesimo e mezzo del compenso, la stessa proporzione del TFR dei dipendenti (codice civile, art. 2120): 60.000 ÷ 13,5 = 4.444,44 € l'anno. Dopo dieci anni di incarico, il TFM vale 44.444 €.
Per semplicità supponiamo che il reddito complessivo dell'amministratore, quello su cui paga l'IRPEF, sia di 60.000 € in tutti gli anni, e usiamo gli scaglioni IRPEF 2026: 23% fino a 28.000 €, 33% fino a 50.000 €, 43% oltre (TUIR, art. 11).
Il metodo, in tre passi:
- Compenso in più. I 4.444 € annui si sommano a un reddito già sopra i 50.000 €, quindi pagano tutti l'aliquota marginale del 43%.
- TFM con delibera corretta. L'aliquota è quella media che corrisponde alla metà del reddito dei due anni precedenti (TUIR, art. 21): metà di 120.000 € fa 60.000 €. L'IRPEF su 60.000 € è 6.440 + 7.260 + 4.300 = 18.000 €, cioè il 30% del reddito. Quel 30% si applica a tutti i 44.444 €.
- TFM con delibera sbagliata. Senza data certa niente tassazione separata: i 44.444 € si sommano al reddito dell'anno in cui sono pagati e pagano anch'essi il 43%.
| Voce | Compenso in più ogni anno | TFM con delibera a data certa | TFM senza data certa |
|---|---|---|---|
| Quando la società deduce | ogni anno, quando paga | ogni anno, quando accantona | tutto nell'anno del pagamento |
| Risparmio IRES della società (24%) | 10.667 € | 10.667 € | 10.667 €, ma solo alla fine |
| Aliquota IRPEF dell'amministratore | 43% (marginale) | 30% (media) | 43% (marginale) |
| IRPEF dell'amministratore | 19.111 € | 13.333 € | 19.111 € |
| Netto per l'amministratore | 25.333 € | 31.111 € | 25.333 € |
| Addizionali regionale e comunale | dovute | non dovute | dovute |
| Soldi che restano in azienda fino alla fine | no | sì | sì |
La differenza è di 5.778 € a favore del TFM, prima ancora delle addizionali locali, che si calcolano solo sul reddito complessivo e non sui redditi a tassazione separata (decreto legislativo 446/1997, art. 50). I contributi INPS li trattiamo a parte: con questi importi sono gli stessi nelle tre strade.
Due cose che la tabella mostra e che spesso si dimenticano. La prima: per la società il risparmio IRES è uguale, perché anche il compenso si deduce. Il vantaggio del TFM per l'azienda non è fiscale, è di liquidità: i soldi restano in cassa per dieci anni. La seconda: una delibera senza data certa annulla il vantaggio per l'amministratore e rinvia la deduzione della società all'ultimo anno.
Quanto vale la tassazione separata, reddito per reddito?
Il vantaggio è la differenza fra l'aliquota marginale e l'aliquota media. Non cresce sempre con il reddito: è massimo appena sopra i 50.000 €, dove la marginale salta al 43% e la media è ancora bassa.
| Reddito complessivo | Aliquota marginale | Aliquota media (tassazione separata) | IRPEF risparmiata ogni 10.000 € di TFM |
|---|---|---|---|
| 40.000 € | 33% | 26,0% | 700 € |
| 60.000 € | 43% | 30,0% | 1.300 € |
| 100.000 € | 43% | 35,2% | 780 € |
| 150.000 € | 43% | 37,8% | 520 € |
L'aliquota media è l'IRPEF lorda per scaglioni divisa per il reddito, senza detrazioni; per l'IRPEF risparmiata supponiamo che i 10.000 € presi come compenso restino nello stesso scaglione. Sotto i 28.000 € di reddito le due aliquote coincidono al 23% e il vantaggio sparisce. In quel caso l'Agenzia delle Entrate, quando ricalcola l'imposta, applica la tassazione ordinaria se è più favorevole (TUIR, art. 17, comma 3).
Falso mito 1: "Il TFM è solo per le grandi aziende"
No. La legge non pone soglie di fatturato né di dipendenti: basta una società che paga un compenso al suo amministratore, anche una piccola SRL in cui l'amministratore unico è anche il socio e decide come farsi pagare.
Le dimensioni contano per un'altra ragione: l'importo deve essere ragionevole rispetto alla realtà economica dell'impresa, alle sue dimensioni e ai suoi utili (Cassazione, ordinanza 18026/2025). Un TFM sproporzionato rispetto a quello che l'azienda produce è il primo che l'Agenzia contesta.
Falso mito 2: "Basta accantonarlo in bilancio"
È l'errore che costa di più. Una voce "fondo TFM" in bilancio non crea né il diritto all'indennità né la sua deducibilità. Servono una delibera dei soci (o una clausola dello statuto), l'importo o il criterio per calcolarlo, e una data certa anteriore all'inizio del mandato.
Senza data certa la società deduce solo quando paga e l'amministratore perde la tassazione separata: per lui il TFM vale quanto un compenso. Se la delibera c'è ma non indica l'importo, la Cassazione applica comunque il principio di cassa (ordinanza 16354/2025).
Attenzione anche alla delibera di nomina che, nella stessa seduta, attribuisce il TFM. Con l'ordinanza 19445 del 10 luglio 2023 la Cassazione ha ritenuto che in quel caso l'atto non sia anteriore all'inizio del rapporto. Per questo molti professionisti fanno decorrere il mandato dall'accettazione, comunicata dopo che la delibera ha già acquisito data certa.
Falso mito 3: "Il TFM si calcola come il TFR"
Il TFR dei dipendenti ha una formula di legge: la retribuzione annua divisa per 13,5 (codice civile, art. 2120). Per il TFM la legge non fissa né una formula né un tetto, e la Cassazione ha chiarito che l'articolo 2120 non si applica agli amministratori (ordinanza 16354/2025).
L'1/13,5 resta un riferimento comodo, ed è quello del nostro esempio, ma si può scegliere una percentuale diversa del compenso o una cifra fissa. I limiti sono due: la ragionevolezza rispetto all'azienda e il tetto di 1.000.000 € oltre il quale la tassazione separata non si applica.
E i contributi INPS sul TFM?
Il TFM dell'amministratore è soggetto ai contributi della gestione separata INPS, come il compenso, ma si pagano quando il TFM viene erogato. Nel 2026 l'aliquota per gli amministratori non iscritti ad altre casse è del 35,03%, per due terzi a carico della società e per un terzo dell'amministratore (circolare INPS 8/2026).
Su 44.444 € di TFM i contributi valgono circa 15.569 €, gli stessi che si pagherebbero sul compenso. Le cose cambiano con i TFM grandi: i contributi si pagano fino a un massimale annuo, 122.295 € nel 2026, e la parte oltre il massimale non li paga, ma non aumenta nemmeno la pensione.
Come si mettono da parte i soldi del TFM?
Il fondo TFM è un debito della società: a fine mandato va pagato tutto insieme, che l'anno sia buono o no. Per questo molte società accantonano davvero i soldi, spesso in una polizza intestata alla società. Tre cose da sapere:
- Non è la polizza a dare la deduzione. Si deduce l'accantonamento al fondo TFM; il premio è un investimento che resta nell'attivo della società.
- Il rendimento è reddito d'impresa. Per una società ogni provento, da qualunque fonte, è reddito d'impresa (TUIR, art. 81) e paga l'IRES al 24% (art. 77).
- Contano i costi. Confronta caricamenti, costi di gestione, garanzie sul capitale e penali di riscatto anticipato. I rendimenti passati non garantiscono quelli futuri.
Se beneficiaria sia la società o l'amministratore cambia la contabilità e la tutela dei soldi: è una scelta da fare con il commercialista, prima di firmare.
Cosa deve dire la delibera?
Questa è la lista che usiamo quando un'azienda ci chiede di impostare un TFM. Il testo della delibera lo scrive il commercialista o il notaio; la lista serve a non dimenticare nulla.
- Chi: nome dell'amministratore e incarico (amministratore unico, consigliere, presidente).
- Il diritto: che all'amministratore spetta un trattamento di fine mandato.
- Quanto: l'importo annuo o il criterio per calcolarlo (per esempio "un tredicesimo e mezzo del compenso annuo lordo" o "il 10% del compenso"). Senza questo dato la deduzione anno per anno salta.
- Quando matura e quando si paga: alla scadenza del mandato, e cosa succede in caso di dimissioni, revoca o rinnovo.
- Come si finanzia: se la società accantona i soldi in una polizza o in altro modo.
- La data certa, prima dell'inizio del mandato: con la registrazione all'Agenzia delle Entrate, una PEC all'amministratore, un estratto notarile del libro delle decisioni o una raccomandata in plico senza busta.
- Il rinnovo: a ogni nuovo mandato, una nuova delibera a data certa prima che inizi, se cambiano importo o condizioni.
Per i dipendenti il TFR è obbligatorio, e la scelta è fra lasciarlo in azienda o mandarlo a un fondo pensione: ne parliamo in Trattenere i dipendenti: premi, welfare e TFR al fondo pensione. Un altro costo con regole fiscali sue è l'auto: Auto aziendale: leasing o acquisto?.
Glossario
- Trattamento di fine mandato (TFM): l'indennità che la società riconosce all'amministratore alla fine dell'incarico, se i soci la deliberano.
- Data certa: la data di un documento che nessuno può contestare, perché fissata da un pubblico ufficio, da un notaio o da un sistema come la PEC.
- Deduzione per competenza: il costo riduce il reddito tassabile dell'anno in cui matura, anche se il pagamento avviene dopo.
- Deduzione per cassa: il costo riduce il reddito tassabile solo nell'anno in cui viene pagato.
- Tassazione separata: un reddito che non si somma agli altri dell'anno e paga un'aliquota propria, calcolata sul reddito medio dei due anni precedenti.
- Aliquota marginale: l'aliquota IRPEF dello scaglione più alto raggiunto; è quella che paga ogni euro in più di reddito.
- Aliquota media: l'IRPEF totale divisa per il reddito.
- Gestione separata INPS: la cassa previdenziale di amministratori, collaboratori e professionisti senza una cassa propria.
Fonti
- TUIR, DPR 917/1986, in vigore fino al 31/12/2026: art. 11 (scaglioni IRPEF 2026), art. 17, c. 1, lett. c) e c. 3, art. 21, art. 77, art. 81, art. 95, c. 5, art. 105, c. 4.
- Decreto legislativo 19 giugno 2026, n. 117, nuovo testo unico delle imposte sui redditi, applicabile dal 1/1/2027: artt. 19, 23, 104, 114.
- Legge 30 dicembre 2025, n. 199 (Legge di Bilancio 2026): aliquota del secondo scaglione IRPEF al 33%.
- Decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, art. 24, comma 31 (tetto di 1.000.000 €).
- Decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, art. 11, c. 1, lett. b), n. 3 (IRAP) e art. 50, c. 2 (addizionale regionale sul reddito complessivo).
- Codice civile, art. 2120 (TFR, divisore 13,5).
- Agenzia delle Entrate, risoluzione 211/E del 22 maggio 2008.
- Corte di Cassazione, ordinanze 26431/2018, 19445/2023 (10 luglio 2023), 16354/2025 (17 giugno 2025), 18026/2025.
- INPS, circolare n. 8 del 3 febbraio 2026 (aliquote, minimale e massimale della gestione separata 2026).