Investimenti

Quanto puoi prelevare dal capitale ogni anno senza esaurirlo

La regola del 4% nasce sui dati americani e non conta tasse e costi. Per quanti anni dura il capitale prelevando dal 3 al 6% l'anno, e come ridurre il rischio di restare senza.

In sintesi

  • Non esiste una percentuale valida per tutti. Con un rendimento reale netto dell'1% l'anno, prelevare ogni anno il 4% del capitale iniziale, adeguato all'inflazione, lo fa durare circa 28 anni; il 3% circa 40, il 5% circa 22.
  • La "regola del 4%" nasce da dati americani dal 1926, su 30 anni e senza tasse né costi. Con i mercati italiani dal 1900, uno studio del 2010 trova che il 4% avrebbe esaurito il capitale nel 62,5% dei periodi di 30 anni.
  • Il capitale deve durare più di quanto si pensi: a 65 anni la speranza di vita è di 20 anni per gli uomini e 22,8 per le donne, e in una coppia di 65enni c'è circa il 62% di probabilità che almeno uno arrivi a 90 anni.

Da dove viene la "regola del 4%"?

Nel 1994 un consulente californiano, William Bengen, pubblicò sul Journal of Financial Planning uno studio sui dati storici dei mercati americani dal 1926. La domanda era semplice: quanto può prelevare ogni anno un pensionato senza restare senza soldi?

Il metodo: il primo anno si preleva una percentuale del capitale iniziale; dagli anni successivi si preleva la stessa cifra rivalutata con l'inflazione. Con un portafoglio metà azioni americane e metà titoli di Stato americani a medio termine, un prelievo iniziale del 4% non ha mai esaurito il capitale prima di 33 anni, in nessun periodo storico. Con il 5%, chi era andato in pensione fra la fine degli anni Sessanta e l'inizio dei Settanta sarebbe rimasto senza soldi dopo circa 20 anni.

Nel 1998 tre professori della Trinity University (Cooley, Hubbard e Walz) arrivarono a conclusioni simili con azioni e obbligazioni societarie americane dal 1926 al 1995. Da allora il 4% è diventato una "regola", ma le sue ipotesi contano quanto il numero.

Falso mito 1: "La regola del 4% vale ovunque"

La regola nasce dalla storia di un solo Paese, gli Stati Uniti, che nel Novecento hanno avuto uno dei mercati azionari migliori al mondo. Nel 2010 Wade Pfau ha rifatto lo stesso calcolo per 17 Paesi sviluppati, con i dati dal 1900 al 2008 e pensionamenti di 30 anni iniziati fra il 1900 e il 1979.

Il risultato: il 4% avrebbe retto in ogni periodo solo in 4 Paesi su 17 (Canada, Svezia, Danimarca e Stati Uniti). In Italia avrebbe esaurito il capitale nel 62,5% dei casi, e il prelievo massimo sicuro nel periodo peggiore (chi andò in pensione nel 1944) sarebbe stato dell'1,56%. Il calcolo, oltretutto, è generoso: ipotizza nessun costo e una scelta ex post della migliore combinazione di azioni, obbligazioni e liquidità.

La storia italiana comprende due guerre e l'inflazione degli anni Quaranta, e oggi un portafoglio non investe solo in titoli italiani. Ma il 4% resta il risultato di un Paese e di un periodo, non una legge di natura.

Falso mito 2: "Il 4% si intende al netto di tutto"

No. Bengen ipotizzava conti a tassazione differita, quindi senza imposte sui guadagni; lo studio Trinity dichiara di non considerare né tasse né costi di transazione. In Italia, invece, sul rendimento di un capitale investito pesano:

  • l'imposta sui redditi finanziari del 26% (decreto legge 66/2014, art. 3), che scende al 12,5% sugli interessi dei titoli di Stato;
  • l'imposta di bollo dello 0,2% l'anno sul valore di depositi titoli, fondi e polizze di investimento (DPR 642/1972, Tariffa, art. 13, comma 2-ter);
  • i costi degli strumenti e del servizio, indicati nei documenti informativi di ciascun prodotto.

Facciamo un conto di esempio, con ipotesi nostre e non con una previsione: un portafoglio che rende il 4% lordo l'anno, con costi dell'1%, scende al 3%. Tassando il guadagno al 26% resta il 2,22%; togliendo il bollo si arriva al 2,02%. Con un'inflazione del 2%, il rendimento reale netto è circa zero. Il calcolo è semplificato (le imposte si pagano quando il guadagno si realizza, e sui titoli di Stato sono più basse), ma mostra l'ordine di grandezza.

I costi da soli spostano il risultato. Pfau riporta che, con costi annui dell'1,6% sui fondi azionari e dell'1,2% su quelli obbligazionari, il prelievo massimo sicuro calcolato da Bengen sui dati americani scende dal 4,15% al 3,49%.

Per quanti anni devono durare i soldi?

La regola del 4% è tarata su 30 anni. Per chi va in pensione a 65 anni, spesso ne servono di più. Le tavole di mortalità ISTAT per il 2025 dicono che a 65 anni un uomo ha davanti in media 20 anni, una donna 22,8. La media però inganna: una buona parte delle persone vive molto più a lungo.

Speranza di vita e probabilità di arrivare a 85, 90 e 95 anni, Italia 2025
ChiSperanza di vita residuaArriva a 85 anniArriva a 90 anniArriva a 95 anni
Uomo di 65 anni20,0 anni54%31%11%
Donna di 65 anni22,8 anni67%45%19%
Uomo di 70 anni16,0 anni57%33%11%
Donna di 70 anni18,5 anni70%46%20%
Almeno uno in una coppia di 65enni—85%62%28%

Le probabilità sono calcolate da noi sui sopravviventi delle tavole ISTAT (stime 2025); quelle della coppia ipotizzano che le durate di vita dei due siano indipendenti. Sono tavole "di periodo": usano la mortalità di oggi, quindi se la longevità continua a crescere sottostimano gli anni da finanziare.

Per un capitale che deve mantenere due persone, l'orizzonte prudente non è la speranza di vita media, ma i 90-95 anni del coniuge più longevo.

Falso mito 3: "Basta prelevare sempre la stessa cifra"

Un prelievo fisso in euro perde potere d'acquisto ogni anno. Con un'inflazione del 2%, l'obiettivo della Banca centrale europea, 12.000 € prelevati fra vent'anni varranno come 8.076 € di oggi: un terzo in meno. Per comprare fra vent'anni quello che oggi si compra con 12.000 € ne serviranno 17.831.

Secondo l'ISTAT, a dicembre 2025 l'indice dei prezzi per le famiglie di operai e impiegati (FOI) era più alto del 21,5% rispetto alla media del 2015. E alcune voci che pesano di più dopo i 65 anni corrono più della media: nel 2025 i prezzi dei servizi sanitari e delle spese per la salute sono saliti del 2,8%, contro l'1,7% dell'indice generale armonizzato.

Per questo i calcoli sul prelievo, compresi quelli di Bengen, ragionano in termini reali: la cifra prelevata cresce con l'inflazione. Come l'inflazione erode i risparmi nella vita di tutti i giorni lo spieghiamo in Inflazione: come ci tocca ogni giorno; l'effetto sui tuoi importi si misura con il simulatore Inflazione.

Quanti anni dura il capitale con prelievi diversi?

Questa tabella l'abbiamo calcolata noi. Mostra per quanti anni interi si riesce a prelevare la cifra di partenza, adeguata ogni anno all'inflazione, in base a due numeri: la percentuale prelevata il primo anno e il rendimento reale netto, cioè quello che resta dopo costi, tasse, bollo e inflazione.

Anni di prelievo pieno, per tasso di prelievo e rendimento reale netto
Prelievo annuo (su 300.000 €)Rendimento reale netto 0%1%2%3%
3% (9.000 €, 750 € al mese)33 anni40 anni55 anninon si esaurisce
4% (12.000 €, 1.000 € al mese)25 anni28 anni35 anni46 anni
5% (15.000 €, 1.250 € al mese)20 anni22 anni25 anni30 anni
6% (18.000 €, 1.500 € al mese)16 anni18 anni20 anni23 anni

Metodo: prelievo costante in termini reali fatto a fine anno, rendimento reale costante con capitalizzazione annua, conteggio degli anni in cui il prelievo è coperto per intero. È la stessa logica del simulatore Accumulo e decumulo. Con un rendimento reale pari al prelievo (3% e 3%), il rendimento paga il prelievo e il capitale resta intatto.

Due letture utili. Con rendimento reale zero, gli anni sono semplicemente 100 diviso il tasso di prelievo: il 4% dura 25 anni. E fra un rendimento dell'1% e uno del 3% la durata del 4% passa da 28 a 46 anni: ecco perché costi e tasse, che spostano proprio quel numero, contano tanto. I rendimenti passati non garantiscono quelli futuri, e nessun mercato rende ogni anno la stessa cifra.

Un esempio su 300.000 €

Una coppia di 65 anni ha 300.000 € investiti, oltre alla pensione pubblica. Vuole integrare il reddito con un prelievo rivalutato ogni anno con l'inflazione e stima un rendimento reale netto dell'1%.

  1. Con il 4%, 12.000 € l'anno (1.000 € al mese), il capitale regge 28 anni, fino a 93 anni.
  2. Con il 5%, 15.000 € l'anno, regge 22 anni, fino a 87 anni. Secondo le tavole ISTAT c'è circa l'85% di probabilità che almeno uno dei due sia ancora in vita a 85 anni.
  3. Con il 3%, 9.000 € l'anno, regge 40 anni: oltre i 100.

Il passo da 1.000 a 1.250 € al mese sembra piccolo, ma toglie sei anni di copertura, proprio negli anni in cui uno dei due ha buone probabilità di essere ancora in vita.

Puoi rifare il conto con il simulatore Accumulo e decumulo: metti 65 anni come età iniziale, 0 anni di accumulo, 300.000 € di capitale e 12.000 € di spese annue. Il simulatore lavora in euro nominali e non considera tasse e costi, quindi il rendimento va inserito già al netto: con il 3% netto e l'inflazione al 2%, il capitale si esaurisce a 95 anni.

Perché conta l'ordine dei rendimenti?

Finché si accumula, l'ordine dei rendimenti non cambia il risultato finale. Quando si preleva, sì: una perdita nei primi anni costringe a vendere quote quando valgono poco, e quelle quote non partecipano più alla ripresa. Si chiama rischio di sequenza dei rendimenti.

Un esempio con numeri nostri. Due pensionati partono con 300.000 € e prelevano 12.000 € l'anno in termini reali. Nei primi dieci anni hanno gli stessi rendimenti reali, tre anni al -10% e sette al +7%, ma in ordine opposto:

Stessi rendimenti in ordine opposto: 300.000 € con e senza prelievi
Dieci anni di rendimenti realiSenza prelieviCon prelievi di 12.000 € l'annoAnni di prelievo totali (poi rendimento reale del 2%)
Prima le perdite, poi i guadagni351.184 €195.116 €29 anni
Prima i guadagni, poi le perdite351.184 €242.959 €36 anni

Senza prelievi l'ordine non conta: entrambi arrivano a 351.184 €. Con i prelievi, chi incontra le perdite subito ha quasi 48.000 € in meno dopo dieci anni e sette anni di prelievi in meno. I primi anni di pensione sono quindi i più delicati, anche per le reazioni d'impulso: ne parliamo in Come leggere un portafoglio senza farsi guidare dalla paura.

Come si riduce il rischio di restare senza capitale?

Non esiste una soluzione unica, ma tre accorgimenti ricorrono in tutti gli studi sul tema:

  1. Una riserva di liquidità di 2-3 anni di prelievi. Con 12.000 € l'anno significa 24.000-36.000 € tenuti su strumenti a basso rischio. Negli anni negativi si preleva dalla riserva invece di vendere quote in perdita, e la si ricostituisce negli anni buoni. Ha un costo: quella parte rende meno.
  2. Prelievi flessibili. Per esempio: dopo un anno negativo non si adegua il prelievo all'inflazione, oppure lo si riduce di una percentuale fissata in anticipo. Piccoli aggiustamenti contano molto, perché agiscono proprio negli anni in cui pesa il rischio di sequenza.
  3. Una quota di rendita vitalizia. Trasforma una parte del capitale in un reddito pagato finché si vive, e sposta su chi la paga il rischio di vivere più a lungo del previsto.

La diversificazione resta la base di tutto: ne parliamo in Serenità e protezione: investire pensando al domani.

Dove si inserisce la rendita vitalizia?

La rendita vitalizia risponde all'unico rischio che nessuna percentuale di prelievo copre: non sapere quanto a lungo si vivrà. Ci sono due strade principali.

  • La rendita del fondo pensione. Al pensionamento, chi ha aderito a un fondo pensione può ritirare in capitale al massimo il 50% della posizione, salvo importi piccoli; il resto diventa rendita. Le opzioni (rendita reversibile al coniuge, certa per alcuni anni, con restituzione del capitale residuo) sono spiegate in Finalmente in pensione: il tuo fondo non deve andare in pensione con te.
  • La rendita assicurativa. Si versa un capitale e si riceve un importo periodico per tutta la vita.

In entrambi i casi si cede flessibilità: il capitale convertito non è più disponibile per spese impreviste o per gli eredi. Per questo di solito ha senso convertirne solo una parte, quella che insieme alla pensione pubblica copre le spese fisse, e lasciare il resto investito.

Cosa controllare prima di decidere quanto prelevare

  1. Il rendimento reale netto: parti dal rendimento atteso e togli costi (nei documenti informativi dei prodotti), tasse, bollo dello 0,2% e inflazione.
  2. L'orizzonte: ragiona sui 90-95 anni del più longevo della coppia, non sulla speranza di vita media.
  3. Le spese fisse coperte da entrate certe: pensione pubblica ed eventuali rendite. Il capitale serve per il resto.
  4. La riserva di liquidità: almeno due anni di prelievi, separati dalla parte investita.
  5. Una regola di flessibilità scritta in anticipo: cosa farai dopo un anno negativo, deciso prima che arrivi.
  6. Una verifica ogni anno: se il capitale è sceso molto più del previsto, meglio ritoccare subito il prelievo di poco che di molto fra dieci anni.

Glossario

  • Tasso di prelievo: la cifra prelevata il primo anno in percentuale del capitale iniziale; negli anni successivi la cifra cresce con l'inflazione.
  • Rendimento reale netto: il rendimento al netto di costi, imposte, bollo e inflazione; misura quanto cresce davvero il potere d'acquisto del capitale.
  • Rischio di sequenza dei rendimenti: il danno in più che le perdite causano quando arrivano nei primi anni di prelievo.
  • Speranza di vita residua: il numero medio di anni che restano da vivere a una certa età, secondo le tavole di mortalità.
  • Rendita vitalizia: un importo pagato periodicamente finché la persona è in vita, in cambio di un capitale.
  • Imposta di bollo sui prodotti finanziari: lo 0,2% annuo sul valore di depositi titoli, fondi e polizze di investimento.

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