Negli ultimi mesi molti titoli hanno parlato di una patrimoniale sui fondi pensione. La norma esiste, ma il nome trae in inganno. Qui trovi cosa dice, quanto vale in euro sulla tua posizione e quali conclusioni è meglio non trarne, con i dati ufficiali della COVIP.
Da dove nasce la parola "patrimoniale"?
La COVIP, l'autorità che vigila sui fondi pensione, dal 2007 si finanzia in parte con un contributo versato dal mercato che sorveglia, come fa la CONSOB per la Borsa (legge 266/2005, art. 1, comma 65). Ogni anno la COVIP fissa la misura con una delibera, approvata dalla Presidenza del Consiglio.
Fino al 2025 il contributo si calcolava sui versamenti dell'anno, con un tetto dello 0,5 per mille. Il decreto legge 19/2026 (il cosiddetto decreto PNRR, art. 29, comma 3) ha cambiato la base: ora conta il totale delle risorse accumulate, con un tetto dello 0,1 per mille. La delibera COVIP del 18 marzo 2026 ha fissato la misura per quest'anno allo 0,06 per mille delle risorse al 31 dicembre 2025, da versare entro il 30 giugno 2026.
Un prelievo calcolato su quanto hai accumulato, e non su quanto versi, somiglia nella forma a un'imposta sul patrimonio. Da qui il nome. Nella sostanza è un'altra cosa, e i numeri lo mostrano.
Falso mito 1: "È una nuova tassa dello Stato"
No. Il contributo va alla COVIP e serve a pagarne il funzionamento, per la parte che il bilancio dello Stato non copre. Non entra nelle casse dell'Erario e non cambia la tassazione dei fondi pensione, che resta questa:
- Rendimenti: 20% durante l'accumulo, 12,5% sulla parte investita in titoli di Stato.
- Prestazione: dal 15% al 9% sulla parte tassabile, con uno sconto per ogni anno di adesione oltre il quindicesimo.
- Versamenti: deducibili fino a 5.300 € l'anno dal 2026.
Falso mito 2: "Mi preleveranno soldi dalla posizione"
Per la delibera COVIP chi paga è il fondo pensione, non l'iscritto (art. 2): non riceverai un avviso e non vedrai una voce "contributo COVIP" sul tuo estratto conto. Il fondo può però ripartire il costo fra gli iscritti, come fa con le altre spese di gestione. Per questo, in questo articolo, i conti assumono il caso peggiore: come se il contributo ricadesse tutto sulla tua posizione.
Quanto costa davvero, in euro?
Lo 0,06 per mille equivale allo 0,006% l'anno. La tabella mostra il contributo di vigilanza su posizioni di importo diverso, accanto a due termini di paragone: l'imposta di bollo che pagheresti se gli stessi soldi stessero in un deposito titoli, e i costi medi annui dei fondi pensione.
| Posizione | Contributo COVIP 2026 (0,06 per mille) | Al tetto di legge (0,1 per mille) | Bollo su un deposito titoli (0,2%) | Costi di un fondo negoziale medio (0,47%) | Costi di un piano individuale medio (2,17%) |
|---|---|---|---|---|---|
| 10.000 € | 0,60 € | 1,00 € | 20 € | 47 € | 217 € |
| 25.000 € | 1,50 € | 2,50 € | 50 € | 118 € | 543 € |
| 50.000 € | 3,00 € | 5,00 € | 100 € | 235 € | 1.085 € |
| 100.000 € | 6,00 € | 10,00 € | 200 € | 470 € | 2.170 € |
| 250.000 € | 15,00 € | 25,00 € | 500 € | 1.175 € | 5.425 € |
I costi dei fondi sono l'Indicatore sintetico dei costi (ISC) medio a dieci anni pubblicato dalla COVIP nella Relazione annuale per il 2025. È calcolato su ipotesi standard (2.500 € di versamento annuo, rendimento del 4%), quindi applicarlo al saldo dà un ordine di grandezza, non il costo esatto del tuo fondo. L'ISC del tuo fondo lo trovi nel comparatore ufficiale della COVIP.
Alla fine del 2025 i fondi pensione italiani avevano 261,2 miliardi di risorse e circa 10,4 milioni di iscritti. Lo 0,06 per mille fa circa 15,7 milioni di euro in tutto: in media 1,50 € l'anno per iscritto.
Chi paga di più, e chi di meno?
Con la regola in vigore fino al 2025 il contributo dipendeva dai versamenti dell'anno; con quella nuova dipende dal saldo accumulato. Pesa quindi di più dove le posizioni sono grandi. Dividendo le risorse di ciascun tipo di fondo per il numero di posizioni, con i dati COVIP di fine 2025:
| Forma pensionistica | Posizione media | Contributo COVIP 2026 sulla posizione media |
|---|---|---|
| Fondi negoziali | circa 18.100 € | 1,08 € |
| Fondi aperti | circa 18.800 € | 1,13 € |
| Piani individuali (PIP) | circa 14.700 € | 0,88 € |
| Fondi preesistenti | circa 103.000 € | 6,18 € |
I fondi preesistenti, nati prima della riforma del 1993 e con molti iscritti di lunga data, sono quelli su cui il cambio pesa di più. In assoluto, comunque, si tratta di pochi euro l'anno.
Falso mito 3: "Pago di sicuro più di prima"
Non è detto. La regola in vigore fino al 2025 valeva lo 0,5 per mille dei versamenti dell'anno, la nuova vale lo 0,06 per mille del saldo: il rapporto fra le due misure è circa 8,3. Nell'ipotesi del caso peggiore, la quota riferibile alla tua posizione aumenta solo se il saldo supera circa 8,3 volte quello che versi in un anno.
Un esempio con il versamento medio del 2025, che per la COVIP è di 2.990 €: con la vecchia regola la quota era di 1,50 €; con la nuova resta più bassa finché la posizione non supera circa 25.000 €. Chi ha iniziato da poco paga quindi meno di prima. Paga di più chi ha una posizione grande, e chi non versa più nulla: con la vecchia regola alla sua posizione non era riferibile niente. Gli iscritti che non versano sono circa 2,7 milioni.
Falso mito 4: "Allora tanto vale investire fuori dal fondo pensione"
Il conto su una posizione di 20.000 € dice il contrario:
- Contributo COVIP: 1,20 € l'anno.
- Imposta di bollo: gli stessi soldi in un deposito titoli pagherebbero 40 € l'anno, lo 0,2% del valore (DPR 642/1972, Tariffa, art. 13). I fondi pensione ne sono esenti.
- Tassazione dei rendimenti: fuori dal fondo il 26%, dentro il 20%.
- Deduzione: chi versa 5.300 € l'anno e ha un'aliquota marginale del 33% risparmia 1.749 € di imposta, ogni anno. È oltre mille volte il contributo COVIP su 20.000 €.
Quanto vale la deduzione nel tuo caso lo calcola il simulatore del vantaggio fiscale.
Falso mito 5: "Meglio riscattare tutto e uscire"
Prima di tutto, di solito non si può. Il fondo pensione non è un conto corrente: il riscatto è ammesso solo nei casi previsti dalla legge, per esempio quando perdi i requisiti di partecipazione perché cambi lavoro o smetti di lavorare. Se esci per motivi diversi da disoccupazione, invalidità o decesso, la parte tassabile paga il 23% (decreto legislativo 252/2005, art. 14), contro il 15-9% della prestazione al pensionamento. In più perdi gli anni di adesione e, se sei dipendente, il contributo del datore di lavoro.
Per evitare un contributo di 1-2 € l'anno pagheresti centinaia o migliaia di euro di imposta in più.
Il costo che conta davvero: commissioni e comparto
Se un numero merita attenzione, sono i costi del fondo. Secondo la COVIP, su 35 anni di partecipazione un costo annuo più basso dell'1% porta a una prestazione finale più alta del 18-20%. Su dieci anni l'ISC medio è dello 0,47% nei fondi negoziali, dell'1,36% nei fondi aperti e del 2,17% nei piani individuali: il costo medio di un piano individuale equivale a circa 360 anni di contributo COVIP sulla stessa posizione.
Anche la scelta del comparto pesa più di qualunque contributo di vigilanza. Dal 2015 al 2025 le linee azionarie hanno reso in media fra il 4,8% e il 5,1% l'anno, al netto di costi e tasse; la rivalutazione del TFR è stata del 2,5% e l'inflazione del 2%. Eppure le sceglie solo il 13,9% degli iscritti.
| Linea di investimento | Fondi negoziali | Fondi aperti | Piani individuali |
|---|---|---|---|
| Azionaria | 4,8% | 5,1% | 5,1% |
| Bilanciata | 2,7% | 2,9% | 1,9% |
| Garantita | 0,7% | 0,6% | 1,5% (gestioni separate) |
| Per confronto: rivalutazione del TFR | 2,5% | ||
| Per confronto: inflazione | 2,0% | ||
Fonte: COVIP, principali dati statistici, dicembre 2025 (tavola 4, dati provvisori). I rendimenti passati non garantiscono quelli futuri, e le linee azionarie oscillano di più nel breve periodo: per questo vanno scelte guardando a quanti anni mancano alla pensione.
Il contributo COVIP può aumentare?
Sì, ma con un limite. La misura si decide ogni anno con una delibera della COVIP; la legge fissa il tetto allo 0,1 per mille delle risorse. Anche al massimo, su una posizione di 20.000 € sarebbero 2 € l'anno.
Cosa conviene fare, allora?
- Non toccare la posizione per questo motivo. Il contributo vale pochi euro, l'uscita ne costa molti di più.
- Controlla l'ISC del tuo fondo nella Nota informativa o nel comparatore dei costi della COVIP.
- Verifica il comparto: deve essere coerente con gli anni che mancano alla pensione, non con la paura dell'ultima notizia.
- Usa la deduzione entro il 31 dicembre: i versamenti fatti entro fine anno riducono le imposte dell'anno, fino a 5.300 €.
- Se pensi di cambiare fondo, dal 31 ottobre 2026, dopo due anni di adesione, puoi trasferirti in un fondo aperto o in un piano individuale mantenendo il contributo del datore di lavoro. Confronta i costi prima di farlo.
Glossario
- COVIP: Commissione di vigilanza sui fondi pensione, l'autorità che controlla le forme di previdenza complementare.
- Contributo di vigilanza: la somma che i soggetti vigilati versano all'autorità per finanziarne il funzionamento.
- Risorse destinate alle prestazioni: il patrimonio accumulato per pagare le pensioni complementari; per fondi negoziali e aperti è l'attivo netto destinato alle prestazioni.
- ISC (Indicatore sintetico dei costi): il costo annuo di un fondo espresso in percentuale della posizione, calcolato dalla COVIP su ipotesi standard per rendere confrontabili i fondi.
- Imposta di bollo sui prodotti finanziari: lo 0,2% annuo sul valore di depositi titoli, fondi e polizze di investimento; i fondi pensione ne sono esenti.
- Riscatto: il ritiro della posizione prima del pensionamento, ammesso solo nei casi previsti dalla legge.
Fonti
- COVIP, delibera del 18 marzo 2026 sul contributo dovuto dalle forme pensionistiche complementari per il 2026.
- Decreto legge 19 febbraio 2026, n. 19, art. 29, comma 3, che modifica l'art. 13, comma 3, della legge 335/1995.
- Legge 23 dicembre 2005, n. 266, art. 1, comma 65.
- COVIP, La previdenza complementare. Principali dati statistici, dicembre 2025 (tavole 1, 2 e 4).
- COVIP, comunicato stampa del 10 giugno 2026 sulla Relazione annuale per il 2025.
- Decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252, art. 14 (riscatto).
- DPR 26 ottobre 1972, n. 642, Tariffa, parte I, art. 13 (imposta di bollo).