Chi può usare il forfettario nel 2027?
Il forfettario non si chiede: si applica da solo a chi, nell'anno precedente, ha rispettato i requisiti. Per il 2027 conta quindi il 2026. I requisiti sono quelli della legge 190/2014, art. 1, commi 54-89, che dal 1° gennaio 2027 passano, con lo stesso contenuto, negli articoli 232-243 del nuovo Testo unico delle imposte sui redditi (decreto legislativo 117/2026, che si applica dal 2027 secondo il suo articolo 377).
Per stare nel regime nel 2027 devi avere, nel 2026:
- Incassi fino a 85.000 €. Se li superi ma resti entro 100.000 €, esci dall'anno successivo. Oltre 100.000 € esci subito, e l'IVA si applica dalla fattura che fa superare la soglia (Agenzia delle Entrate, circolare 32/E del 2023).
- Spese per dipendenti e collaboratori fino a 20.000 € lordi.
- Redditi da lavoro dipendente o pensione fino a 30.000 €, salvo che il rapporto di lavoro sia cessato. Il limite era stato alzato a 35.000 € solo per il 2025 e il 2026 (legge 207/2024, art. 1, comma 12, come modificato dalla legge 199/2025, art. 1, comma 27). Il nuovo Testo unico, all'articolo 233, riporta 30.000 €.
Restano escluse, tra le altre, le persone che fatturano soprattutto al datore di lavoro attuale o a quello dei due anni precedenti, chi partecipa a società di persone o imprese familiari, e chi controlla una SRL che svolge un'attività collegata alla propria.
Come si calcolano le tasse nel forfettario?
Il reddito non è incassi meno spese. È una percentuale fissa degli incassi, il coefficiente di redditività, che dipende dal codice ATECO. Dal reddito così calcolato si tolgono i contributi previdenziali obbligatori pagati, e sul resto si paga un'imposta sostitutiva del 15% al posto di IRPEF e addizionali. Per i primi cinque anni di una nuova attività l'imposta scende al 5%, se nei tre anni prima non hai svolto un'attività d'impresa o professionale e la nuova non prosegue il tuo lavoro precedente da dipendente.
| Attività | Coefficiente | Quota degli incassi che non paga imposta |
|---|---|---|
| Professioni, servizi tecnici, sanitari, istruzione, finanza e assicurazioni | 78% | 22% |
| Altre attività (manifattura, riparazioni, servizi alla persona, trasporti, informatica…) | 67% | 33% |
| Costruzioni e attività immobiliari | 86% | 14% |
| Intermediari del commercio | 62% | 38% |
| Commercio ambulante non alimentare | 54% | 46% |
| Commercio, alloggio e ristorazione, industria alimentare | 40% | 60% |
Fonte: allegato D del Testo unico delle imposte sui redditi, identico all'allegato 4 della legge 190/2014. I nuovi coefficienti per i codici ATECO 2025 non sono ancora stati approvati: fino ad allora valgono i codici del 2007.
La terza colonna è il modo più semplice per leggere il regime: è la parte degli incassi che la legge considera spesa, qualunque cosa tu spenda davvero.
Quanto pesano i contributi INPS nei due regimi?
Nel forfettario i contributi si calcolano sul reddito forfettario, nell'ordinario sul reddito effettivo. Le aliquote 2026 sono:
- Gestione separata, per i professionisti senza cassa: 26,07% (circolare INPS 8/2026).
- Artigiani 24% e commercianti 24,48%, con un contributo minimo dovuto comunque su 18.808 € di reddito, cioè 4.521,36 € l'anno per un artigiano (circolare INPS 14/2026).
Artigiani e commercianti in forfettario possono chiedere uno sconto del 35% sui contributi. Chi è già nel regime presenta la domanda all'INPS entro il 28 febbraio dell'anno; chi rinuncia non può più rientrare. Lo sconto ha un prezzo: meno contributi versati significa una pensione più bassa. I professionisti in gestione separata non hanno questa possibilità.
Quattro profili a confronto, in euro
Abbiamo messo forfettario e ordinario sugli stessi incassi con il motore del nostro simulatore, regole 2026. Ipotesi comuni: un anno intero di attività sempre uguale, nessun altro reddito, costi reali al netto dell'IVA, addizionali IRPEF dell'1,23% regionale (Veneto) e dello 0,8% comunale con esenzione fino a 11.000 € (Vittorio Veneto). Nell'ordinario l'IRPEF è al 23% fino a 28.000 € e al 33% fino a 50.000 € (legge 199/2025, art. 1, comma 3), con la detrazione per lavoro autonomo dell'articolo 13 del testo unico.
- A. Consulente in gestione separata (coefficiente 78%): 40.000 € di incassi, 3.000 € di costi reali (7,5%).
- B. Falegnameria artigiana (coefficiente 67%): 70.000 € di incassi, 21.000 € di costi reali (30%).
- C. Professionista con famiglia (78%): 60.000 € di incassi, 9.000 € di costi (15%), coniuge a carico, un figlio di 23 anni all'università, 3.000 € di interessi sul mutuo della casa (contratto prima del 2022) e 1.500 € di spese mediche.
- D. Professionista con studio (78%): 50.000 € di incassi, 20.000 € di costi (40%).
| Profilo | Regime | Contributi | Imposte | Ti resta | Differenza |
|---|---|---|---|---|---|
| A. Consulente, 40.000 € | Forfettario | 8.134 | 3.460 | 25.406 | +4.603 forfettario |
| Ordinario | 9.646 | 6.551 | 20.803 | ||
| B. Falegnameria, 70.000 € | Forfettario | 11.263 | 5.345 | 32.391 | +5.378 forfettario |
| Ordinario | 11.767 | 10.220 | 27.013 | ||
| C. Professionista con famiglia, 60.000 € | Forfettario | 12.201 | 5.190 | 33.609 | +4.542 forfettario |
| Ordinario | 13.296 | 8.637 | 29.067 | ||
| D. Professionista con studio, 50.000 € | Forfettario | 10.167 | 4.325 | 15.508 | +1.574 ordinario |
| Ordinario | 7.821 | 5.097 | 17.082 |
"Ti resta" è incassi meno costi reali, contributi e imposte. Gli importi sono arrotondati all'euro.
Come leggere il caso A, voce per voce. Forfettario: 40.000 × 78% = 31.200 € di reddito; contributi 26,07% = 8.134 €; imposta 15% su 23.066 € = 3.460 €. Ordinario: reddito 37.000 €; contributi 9.646 €; IRPEF su 27.354 € = 6.291 €, meno 295 € di detrazione per lavoro autonomo, più 555 € di addizionali = 6.551 €.
Se l'artigiano B chiede lo sconto del 35%, i contributi scendono a 7.324 € e gli restano 35.740 €, ma con una pensione futura più bassa.
Qual è la quota di costi oltre cui conviene l'ordinario?
È il numero che conviene conoscere prima di ogni altro. Abbiamo cercato, per ogni attività e livello di incassi, la quota di costi reali alla quale i due regimi lasciano lo stesso netto. Sotto quella quota vince il forfettario, sopra vince l'ordinario. Ipotesi: persona sola, nessun altro reddito, costi al netto dell'IVA, addizionali venete, regole 2026.
| Attività (gestione INPS) | 30.000 € | 50.000 € | 70.000 € | 85.000 € |
|---|---|---|---|---|
| Professionista, 78% (gestione separata) | 29,5% | 33,3% | 36,2% | 37,9% |
| Artigiano, altre attività, 67% (artigiani) | 39,2% | 42,6% | 44,5% | 46,4% |
| Artigiano edile o impiantista, 86% (artigiani) | 24,0% | 27,8% | 31,7% | 33,0% |
| Commercio, 40% (commercianti) | 55,0% | 63,7% | 64,9% | 65,7% |
La soglia sale con gli incassi perché l'IRPEF è progressiva: più guadagni, più costi ti servono perché l'ordinario recuperi. Due fattori la spostano in modo sensibile. Con l'imposta al 5% dei primi cinque anni, per il consulente da 40.000 € il pareggio passa dal 32% al 44%. Per un professionista con 60.000 € di incassi, coniuge e un figlio di 23 anni a carico, 3.000 € di interessi sul mutuo e 1.500 € di spese mediche, scende dal 34,5% al 28,4%.
Falso mito 1: "Il forfettario conviene sempre"
No. Conviene quando i costi veri sono bassi rispetto alla quota che il coefficiente ti riconosce. Un professionista in gestione separata che spende 20.000 € su 50.000 € di incassi, il 40%, si vede riconoscere dal forfettario solo il 22%: con l'ordinario gli restano 1.574 € in più all'anno. Lo stesso vale per un negozio con 80.000 € di incassi e il 70% di costi tra merce, affitto e utenze: l'ordinario lascia 1.683 € in più.
C'è un dettaglio che sorprende molti. In quel caso il forfettario fa pagare più contributi (10.167 € contro 7.821 €), perché li calcola sul 78% degli incassi anche quando il reddito vero è più basso. Sono contributi che finiscono nella tua pensione, ma oggi escono dalla cassa.
Falso mito 2: "Al 15% pago poco"
Il 15% si applica a un reddito già ridotto dal coefficiente e dai contributi, e non comprende i contributi stessi. Per un consulente in gestione separata con 40.000 € di incassi e 3.000 € di costi, l'imposta è di 3.460 €, l'8,6% degli incassi; con i contributi il prelievo totale sale a 11.594 €, il 29% degli incassi. Su 1.000 € di incassi in più, al netto della stessa quota di costi, gli restano 635 € nel forfettario e 488 € nell'ordinario. Il forfettario resta più leggero, ma molto meno di quanto il 15% faccia pensare.
Falso mito 3: "Nel forfettario deduco il fondo pensione"
No. Dal reddito forfettario si deducono solo i contributi previdenziali obbligatori (legge 190/2014, art. 1, comma 64; Agenzia delle Entrate, risoluzione 69/E del 2019). I versamenti al fondo pensione si deducono, fino a 5.300 € l'anno dal 2026 (decreto legislativo 252/2005, art. 8), solo da altri redditi soggetti a IRPEF, per esempio uno stipendio.
Prendiamo un professionista con 60.000 € di incassi, 9.000 € di costi e famiglia a carico. Se versa 5.300 € al fondo pensione, con l'ordinario risparmia 1.857 € di imposte (33% di IRPEF più le addizionali); nel forfettario, senza altri redditi, zero. Il vantaggio del forfettario scende da 4.542 € a 2.686 € l'anno. Chi in forfettario vuole costruire una pensione integrativa lo fa senza aiuto fiscale sul versamento: per come funziona un fondo pensione, vedi la nostra guida alla previdenza complementare.
Falso mito 4: "Con la famiglia a carico conviene l'ordinario"
Da sola, di solito no. Nel forfettario le detrazioni per familiari e spese non si usano, perché non c'è IRPEF da cui scalarle. Per un professionista con 60.000 € di incassi, coniuge e un figlio di 23 anni a carico, mutuo e spese mediche, valgono 2.144 € e si perdono tutte: 710 € per il coniuge, 604 € per il figlio, 570 € per gli interessi del mutuo, 260 € per le spese mediche. Nell'ordinario le stesse voci valgono 1.771 €, un po' meno perché il reddito più alto riduce le detrazioni per i familiari.
Il risultato: rispetto alla stessa persona senza famiglia, il vantaggio del forfettario scende da 6.313 € a 4.542 €. La famiglia avvicina i due regimi, ma li ribalta solo se si aggiungono costi alti o un fondo pensione importante. I figli sotto i 21 anni non spostano il confronto: dal 2022 hanno l'assegno unico al posto della detrazione.
Cosa non dicono i conti?
Il netto non è l'unico criterio. Prima di decidere, pesa anche:
- L'IVA. Nel forfettario non la addebiti ai clienti e non la recuperi sugli acquisti. Con clienti privati è un vantaggio di prezzo fino al 22%; con molti acquisti, l'IVA non recuperata è un costo in più che le nostre tabelle non contano.
- La pensione. Contributi più bassi oggi, con lo sconto del 35% o con l'ordinario su un reddito basso, significano un assegno più basso domani.
- Gli adempimenti. Nel forfettario non tieni registri contabili e i clienti non ti trattengono la ritenuta d'acconto del 20%: meno costi di gestione e più liquidità durante l'anno.
- L'IRAP non è una differenza: dal 2022 le persone fisiche non la pagano in nessuno dei due regimi (legge 234/2021, art. 1, comma 8).
Quando si decide, e cosa cambia nel 2027?
Il regime vale per anno solare. Chi ha i requisiti è nel forfettario dal 1° gennaio senza fare nulla; chi vuole passare all'ordinario lo fa applicandolo dal 1° gennaio, e la scelta lo vincola per almeno tre anni. Va comunicata nella prima dichiarazione annuale successiva.
Per il 2027 le novità certe sono due: le regole passano nel nuovo Testo unico delle imposte sui redditi, con gli stessi importi, e il limite per chi ha anche uno stipendio o una pensione torna a 30.000 €. Chi nel 2026 lo supera, senza aver lasciato quel lavoro, nel 2027 non può restare nel forfettario.
Due modifiche sono in discussione per la Legge di Bilancio 2027, ma al momento sono solo proposte:
- Portare la soglia degli incassi da 85.000 a 100.000 €. L'ha rilanciata il ministro dell'Economia a settembre (MySolution, 10 settembre 2026), ma la direttiva UE 2020/285 fissa a 85.000 € il tetto della franchigia IVA nazionale, e non c'è ancora un testo.
- Prorogare il limite di 35.000 € per chi ha uno stipendio, ipotesi di cui scrive la stampa specializzata (Informazione Fiscale, 7 ottobre 2026).
Cosa controllare prima del 31 dicembre?
- I tuoi costi reali del 2026 come quota degli incassi, al netto dell'IVA, e confrontali con la tabella di pareggio della tua attività.
- Lo stipendio o la pensione del 2026, se ne hai uno: oltre 30.000 € il forfettario nel 2027 non è disponibile, salvo proroghe.
- Gli incassi attesi per il 2027: tra 85.000 e 100.000 € il forfettario finisce l'anno dopo, oltre 100.000 € subito.
- Se sei artigiano o commerciante, se chiedere o mantenere lo sconto del 35% entro il 28 febbraio 2027, sapendo che riduce la pensione.
- Il confronto sul tuo caso, con il tuo commercialista: scegliere l'ordinario vincola per tre anni. Il nostro simulatore della tassazione del reddito mette i due regimi sugli stessi incassi, con la tua famiglia e le tue spese.
Glossario
- Regime forfettario: regime per persone fisiche con partita IVA e incassi fino a 85.000 €, con reddito calcolato a percentuale fissa e un'imposta unica del 15% (5% per le nuove attività).
- Regime ordinario: il reddito è incassi meno costi documentati, tassato con l'IRPEF a scaglioni e le addizionali; per le piccole partite IVA si tiene di solito in contabilità semplificata.
- Coefficiente di redditività: la percentuale degli incassi che il forfettario considera reddito; il resto vale come spesa forfettaria.
- Imposta sostitutiva: imposta che prende il posto di IRPEF e addizionali sul reddito forfettario.
- Gestione separata INPS: la gestione previdenziale dei professionisti che non hanno una cassa di categoria.
- Minimale contributivo: il reddito minimo su cui artigiani e commercianti pagano comunque i contributi (18.808 € nel 2026).
- Deduzione e detrazione: la deduzione riduce il reddito su cui si calcola l'imposta; la detrazione riduce l'imposta già calcolata.
Fonti
- Legge 23 dicembre 2014, n. 190, art. 1, commi 54-89 (regime forfettario, in vigore fino al 31 dicembre 2026).
- Decreto legislativo 19 giugno 2026, n. 117, Testo unico delle imposte sui redditi: artt. 232-243 e allegato D (forfettario), art. 376 (abrogazioni) e art. 377 (applicazione dal 1° gennaio 2027).
- Legge 30 dicembre 2024, n. 207, art. 1, comma 12 (limite di 35.000 €), modificato dalla legge 30 dicembre 2025, n. 199, art. 1, comma 27 (esteso al 2026).
- Legge 30 dicembre 2025, n. 199, art. 1, comma 3 (scaglione IRPEF al 33%).
- DPR 917/1986, art. 13 (detrazione per lavoro autonomo) e art. 12 (familiari a carico).
- Decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252, art. 8 (deduzione dei versamenti al fondo pensione).
- Legge 30 dicembre 2021, n. 234, art. 1, comma 8 (IRAP non dovuta dalle persone fisiche).
- Agenzia delle Entrate, comunicato sulla circolare 32/E del 5 dicembre 2023 (soglie di 85.000 e 100.000 €); risoluzione 69/E del 22 luglio 2019 (contributi deducibili dal reddito forfettario).
- INPS, circolare 8 del 3 febbraio 2026 (gestione separata) e circolare 14 del 9 febbraio 2026 (artigiani e commercianti, regime contributivo agevolato).
- MySolution, 10 settembre 2026; Informazione Fiscale, 7 ottobre 2026 (proposte per il 2027).
- Simulatore Team Salvador "Quanto viene tassato il tuo reddito?", per tutti i calcoli dei profili e delle soglie di pareggio.