In molte famiglie italiane, le decisioni finanziarie — su investimenti, banche, mutui — restano un terreno meno esplorato di quanto sembri, specialmente quando si parla di chi prende le redini. Scavare nei numeri aiuta a capire non solo chi controlla, ma come ci si sente, chi ha fiducia e quali impedimenti — psicologici, culturali, di percezione — emergono quando il potere economico è distribuito in modo non paritario.
Chi decide, in famiglia?
Secondo le ricerche più recenti, nel 78% dei casi in Italia sono gli uomini a prendere le decisioni sugli investimenti finanziari, mentre le donne lo fanno solo nel 22%. Non sorprende quindi che soltanto una donna su quattro abbia un ruolo attivo nelle scelte economiche rilevanti in famiglia, che si tratti di gestire il bilancio, investire risparmi o scegliere la banca. Questo divario non fotografa solo una questione economica, ma mette in luce un problema di potere decisionale: la voce femminile, pur presente, non è ancora protagonista.
Il quadro dell'imprenditoria
Uno sguardo al mondo dell'imprenditoria rafforza questa percezione. In Italia ci sono oltre 4,8 milioni di imprenditori, di cui circa 1,46 milioni sono donne, pari al 30% del totale. Le imprenditrici hanno mediamente 49 anni, tre in meno rispetto ai colleghi, e nel 64,8% dei casi guidano imprese senza dipendenti. Un dato interessante riguarda il livello di istruzione: il 34,5% delle donne imprenditrici ha un titolo di studio terziario, contro il 23,4% degli uomini. Nonostante questi progressi, il percorso resta più accidentato: le donne incontrano maggiori difficoltà nell'accesso al credito e devono spesso conciliare le scelte di impresa con quelle familiari. Il cosiddetto "credit gender gap" italiano vale infatti circa 68 miliardi di euro, poiché le donne ricevono circa il 20% del credito bancario erogato alle famiglie.
Oltre i numeri: fiducia e percezione
Accanto ai numeri c'è un lato più sottile, quello delle percezioni. Le ricerche evidenziano come le donne dichiarino in generale minor sicurezza nelle scelte finanziarie e negli investimenti con rischio, rispetto agli uomini. A questo si somma la divisione, ancora radicata, del "lavoro invisibile" dentro casa: anche nelle coppie con doppio stipendio, spesso è la donna a occuparsi della gestione quotidiana delle spese, mentre l'uomo interviene quando si tratta di mutui o decisioni patrimoniali più rilevanti. Questo rinforza l'idea che certe scelte appartengano "di diritto" al campo maschile. Tuttavia, è proprio dalla consapevolezza e dall'educazione finanziaria che può nascere un cambiamento. Riconoscere la partecipazione femminile e valorizzarla significa non solo ridurre il divario, ma costruire una cultura in cui occuparsi di soldi non è un atto tecnico, bensì una forma di libertà personale e familiare.
Perché decidere insieme conviene?
Alla fine, chi si occupa degli investimenti in casa non è solo una questione di numeri, ma di relazioni, fiducia, coinvolgimento diretto. Quando entrambe le parti — indipendentemente dal genere — sono informate, sicure e partecipano, il benessere familiare cresce, anche sotto il profilo economico e psicologico.
Glossario
- Accesso al credito: quanto è facile ottenere un prestito o un mutuo, e a quali condizioni (importo, tasso). Esempio: se si ottiene il mutuo necessario a un tasso sostenibile, l'accesso è buono; se viene negato o offerto a condizioni sfavorevoli, l'accesso è scarso.
- Credit gender gap: la differenza tra donne e uomini nell'accesso al credito e nelle condizioni offerte (probabilità di approvazione, importi, tassi). Esempio: a parità di profilo, se una donna riceve meno credito o a un tasso più alto rispetto a un uomo, si parla di credit gender gap.